Mercato del Carbonio

Con il termine “mercato del carbonio” si intende un mercato creato dalla commercializzazione di permessi di emissione di anidride carbonica, allo scopo di incoraggiare o aiutare Paesi e aziende nel limitare le proprie emissioni di anidride carbonica, eventualmente in aggiunta ad altri gas ad effetto serra. Il mercato del carbonio nasce dunque nell’ambito degli strumenti di policy definiti “meccanismi economici”.

In aggiunta a incentivi, standard e limiti di emissione, i meccanismi economici sono strumenti importanti adottati nella lotta ai cambiamenti climatici in atto, ossia nell’incremento antropico del cosiddetto effetto serra. [LINK A NUOVA PAGINA SU EFFETTO SERRA] Si applicano bene alla lotta ai cambiamenti climatici proprio in virtù del carattere globale della problematica, per cui una tonnellata di CO2 emessa in più o in meno in Sicilia o in Finlandia ha esattamente lo stesso impatto sull’ambiente (lo stesso non vale per la gran parte degli inquinanti, ad esempio le polveri sottili)

I mercati delle emissioni si sono espansi del 90% negli anni 2012-2015, per un totale di 38 mercati già implementati o pianificati che scambiano complessivamente 7 GtCO2, per un controvalore di circa 50 miliardi di dollari. L’emission trading europeo (EU ETS) costituisce il principale mercato del carbonio al mondo: è stato avviato nel 2005 ed interessa oggi 28 Stati Membri, 11.570 mila impianti e circa 1.800 MtCO2 emessa all’anno. In particolare, l’EU ETS è nato per garantire il rispetto degli impegni presi in sede della COP3 (Kyoto, 1997) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite, e recentemente rinnovati in sede della COP21 (Parigi, 2015).

Tra gli altri mercati del carbonio implementati o in fase di implementazione si possono citare:

  1. Regional Greenhouse Gas Initiative (RGGI): il primo mercato obbligatorio degli USA che coinvolge i seguenti Stati: Connecticut, Delaware, Maine, Maryland, Massachusetts, New Hampshire, New York, Rhode Island, e Vermont;
  2. The Québec Cap and Trade System for Greenhouse Gas Emissions Allowances;
  3. Kazakistan ETS: sospeso dal Vice Ministro per l’Energia fino al 2018;
  4. Le seguenti regioni della Repubblica Popolare Cinese:
  • Beijing;
  • Tianjin;
  • Hubei;
  • Chog-Qing;
  • Shangai;
  • Guangdong;
  • Shenzen.
  • New Zealand Emissions Trading Scheme.

Ai mercati cogenti (definiti in forma obbligatoria da Stati e agenzie) si sommano i mercati volontari, in cui un numero crescente di aziende e cittadini decidono di neutralizzare le proprie emissioni di gas serra, magari dopo aver cercato di ridurre quanto possibile. La compensazione delle emissioni avviene tramite crediti , generati riducendo altrove le emissioni o “catturando” la CO2 tramite la piantumazione addizionale di alberi. Tra questi meccanismi volontari si possono citare i:

  • Clean Development Mechanism (CDM): il meccanismo prevede la realizzazione di progetti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra in paesi in via di sviluppo, tali progetti generano crediti di emissione (CER) per i Paesi che promuovono gli interventi;
  • Joint Implementation (JI): lo strumento prevede che Paesi industrializzati implementino progetti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra in paesi della stessa tipologia con il beneficio congiunto dei crediti derivanti.

La credibilità di tali schemi risiede nella capacità o meno di:

  • evitare doppi conteggi delle riduzioni (noto con la locuzione inglese del double counting)
  • assicurare l’addizionalità della misura rispetto allo scenario del “business as usual” (sarebbe accaduto anche senza il mio progetto?).